ACCADDE OGGI NEL 2003 : LADISPOLI - DERTHONA 1-0

2002-2003 LADISPOLI-DERTHONA 1-0 FINALE COPPA ITALIA

 

 

 

SCONFITTI

 

MA NON

 

VINTI

Oggi riproponiamo un vecchio articolo di Baffo, già pubblicato due anni fa, perché :

  1. è l'anniversario di quella storica, triste ma indimenticabile partita che ci rese orgogliosi di essere tifosi del Derthona
  2. fa parte della raccolta "Frammenti di Derthona" uscita a Dicembre 2013 (sapevatelo)
  3. il pezzo è emozionante
  4. Baffo ci ha comprato con l'alcol


 

LA FINALE

 

Dopo una cavalcata esaltante e veramente inaspettata, siamo in finale di Coppa Italia Nazionale di Eccellenza. "Dove giochiamo?". "A Pontassieve". "Pontacchè..?". "Pontassieve, credo vicino a Firenze". "Vabbè, andiamo". La partita è Ladispoli-Derthona e oltre a giocarsi la Coppa, chi vince è anche promosso in serie D di diritto, una doppia occasione in un colpo solo.

 

Dopo un buon inizio in campionato, dove la squadra si è fatta ben volere per impegno e buon gioco, si è un pò risparmiata proprio per puntare tutto sulla finale. L'allenatore è Mario Benzi, uno dei pochi mister che abbia lasciato un buon ricordo a Tortona (il coro "Mario Benzi uno di noi" è stato uno di quelli più cantati durante la stagione). La rosa è ridottissima, oltre ai titolari, sono pochissime le alternative in panchina, la formazione è praticamente sempre obbligata, un po' come nel calcio vecchia maniera, dove giocavano sempre i soliti undici , e poi c'erano gli "altri".

 

Si arriva a questa partita forse con le ultime energie rimaste, quelle che si cerca di rosicchiare in ogni angolo nascosto del fisico, ma forse sono finite pure quelle. Ma non importa, è una FINALE NAZIONALE, forse sarà l'unica che i ragazzi si giocheranno in carriera, quando mai capiterà un'altra occasione così?

 

Tra noi tifosi l'entusiasmo è tanto, ma è un mercoledì pomeriggio e bisogna prendere ferie dal lavoro per andare, non tutti possono. Ma come per la squadra, anche per noi è un'occasione imperdibile, unica, bisogna inventarsi qualsiasi scusa per farsi sostituire da un collega. Nessuno di noi sa bene dove sia Pontassieve, e sinceramente non si riesce a capire perchè la Lega abbia deciso quella sede per la partita... con tutti i bei campi che ci sono sparsi per il centro Italia, proprio li? Pazienza, si parte.

 

Il viaggio è lungo, e quando si arriva in Toscana, partono in automatico i ricordi della serie C, le trasferte a Prato, Pistoia, Carrara, Massa, Siena, Viareggio, Cecina. "Ma tu c'eri?". "Si, non ti ricordi?" (ma non era vero, si racconta una piccola balla per vantarsi di aver fatto più trasferte degli altri). "Sembra passata una vita dai tempi della C". "Ma guarda che è passata una vita... avevi ancora i capelli...".

 

Il cartello segna Firenze, ormai ci siamo. La strada comincia a salire in mezzo alle colline, si passa in mezzo a paesini dove sembra di essere tornati indietro a scenari del Medio Evo, altro che stadi. "Sarà un'ora che siamo passati da Firenze, ma dove siamo finiti qui? A Frittole?". Il pullman si ferma in uno spiazzo, fa manovra e si ferma. "L'autista dice che siamo arrivati". "Ma lo stadio dov'è?". "Mah... dice che è li". "Li dove? Quello è il cimitero". "Ma no pirla, è lo stadio, entriamo". Stadio... c'è solo una piccola tribuna coperta per tutti, noi ci impossessiamo della nostra metà che diventa immediatamente bianconera.

 

E i tifosi del Ladispoli? Boh, non ci sono, noi intanto cominciamo ad incitare i giocatori che si stanno riscaldando. Si sentono dei tamburi nel parcheggio, sono arrivati gli ultras del Ladispoli, non sono molti, ma sono organizzati. Qualcuno di noi tenta di urlargli contro, ma si decide di non considerarli, facciamo solo il tifo per i nostri ragazzi.

 

Fischio iniziale, si comincia.

E' una di quelle partite che fa tremare le gambe, la tensione in campo si vede, è palpabile e anche in tribuna siamo tesi, non è una gara come le altre. Ci si gioca tanto, nessuno di noi è abituato a partite del genere, è una sensazione nuova per tutti, squadra, tifosi, società, sai che non puoi perdere oggi, non devi perdere, non avrai una seconda possibilità.


Gli ultras cantando più che possono, qualcuno si siede in disparte tenendosi il mento tra le mani e lo sguardo fisso sul campo, altri scaricano l'apprensione mimando i movimenti dei giocatori, come se volessero calciare il pallone al loro posto, ma c'è anche chi si beve semplicemente la sua birra. In campo si sta mettendo bene per noi, il Derthona prende l'iniziativa del gioco, gli altri subiscono. 


Noi sugli spalti gridiamo come matti, siamo tanti, siamo forti. I ragazzi attaccano, palo, rigore... no!!! Incredibile, l'arbitro non lo fischia, come ha fatto a non vedere? Lo hanno visto tutti che il difensore del Ladispoli ha stoppato il tiro con la mano. Vabbè, continuiamo ad attaccare, prima o poi il gol lo facciamo.

 

Aliotta rinvia con i piedi un retropassaggio, sbatte sulla schiena di Scabbiolo che si sta allontanando, la palla rotola lenta verso la porta, nessuno dei nostri la segue, Aliotta non esce, ma che fanno? Arriva l'attaccante del Ladispoli e la butta dentro. Nooo... non ci credo, hanno segnato loro. Non è possibile. Abbiamo attaccato solo noi fino ad ora, i ladispolani... i ladispolesi... come cavolo si chiamano, forse non erano nemmeno ancora entrati nella nostra area, di sicuro non avevano fatto nemmeno un tiro in porta.

 

I ragazzi sono demoralizzati, ma ci provano ancora. Manca poco, si vede che sono sfiniti, non ce la fanno più, noi guardiamo l'orologio e stiamo in silenzio. Alcuni si sono seduti, altri si passano le mani sulla faccia cercando di nascondere la delusione. Nessuno guarda chi gli sta vicino. Le bandiere sono per terra. In quei momenti ti isoli, rimani immobile a fissare il campo sperando nel miracolo, sperando in qualcosa ma che sai non accadrà.

 



E' finita. Abbiamo perso.

In campo il Derthona ha dominato, questa sembrava una di quelle partite che nove volte su dieci la vinci, ma il destino quel giorno ha deciso che quella era proprio l'unica volta in cui l'avresti persa. Guardo i tifosi e i giocatori del Ladispoli che festeggiano... mi sale una rabbia. Vado verso la rete di recinzione, mi avvicino ad un giocatore e gli urlo che non si sono meritati la vittoria. Lui mi guarda con lo sguardo arrogante di chi ha vinto, e mi dice: "Cazzo vuoi?". Vorrei saltare in campo e mangiarmelo, ma guardo i suoi tifosi che festeggiano, mi giro e me ne vado.

 

Abbiamo perso la finale, saremmo potuti essere i campioni per una volta, invece ce ne torniamo a casa sconfitti nel risultato, ma non nell'orgoglio. Non ti danno nessun trofeo per l'orgoglio, non ti iscrivono in nessun almanacco, ma è una sensazione che ti rimane dentro, che ti porti con te, che ti gratifica. Tutti quel giorno hanno fatto il massimo, hanno dato quello che avevano, sia la squadra, sia noi sulla gradinata.




Non sarà bastato per vincere, ma siamo usciti fieri da quel campo di calcio. Questa finale rimarrà nella storia del Derthona, nei ricordi di chi c'era e di chi se l'è fatta raccontare. E' facile ricordare le vittorie come è difficile dimenticare le sconfitte, ma io non me la voglio dimenticare. E' stata sì una sconfitta, ma è uno dei ricordi più belli che ho di tutte le partite che ho visto, è uno dei ricordi più vivi.

 

Quella è stata una giornata che più di altre mi fa dire "NOI SIAMO IL DERTHONA".

 

BAFFO

 


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