OLTRE LA LINEA : SMETTERE DI GIOCARE

 

 

 

 

PRIGIONIERI

 

DEL CALCIO

Sedici anni e una voglia matta di giocare a pallone. Nessun sogno di gloria, lui non ci pensa, si diverte a tirare calci al pallone due o tre volte a settimana in allenamento e il sabato in partita, con gli amici.

 

Lo ha sognato sicuramente, ma non ha mai pensato seriamente di diventare chissà quale campione, forse perché conscio dei suoi limiti o forse perché non sta scritto da nessuna parte che questo debba essere il pensiero di chi gioca a calcio. Non pensa di arricchirsi con il pallone o di diventare famoso, preferisce essere il protagonista, quello che si fa notare e di cui si parla, ogni volta che termina la sua partita. Che poi sia in un campetto della periferia di Milano con dieci spettatori quando va bene, poco importa, lui vuole fare la differenza.

E divertirsi.

 

Tra poche settimane però non giocherà più perché ha deciso di smettere di fare il calciatore.

Vuole cambiare squadra, vuole andare a giocare con altri amici, vuole continuare a divertirsi sempre in campetti minori, sempre davanti a pochi intimi, sempre con la voglia di essere il più bravo della gara.

Non succederà però.


Gioca in una delle tante piccole squadre della zona e la sua idea è di andare in un’altra delle tante altre piccole squadre della zona, ma non può perché c’è una norma in Italia che vincola i ragazzi fino ai 25 anni.

C’è anche in Grecia a dire il vero e poi, nei campionati europei almeno, da nessun’altra parte.

Chissà se significa qualcosa.


Per questo ragazzo c’è un vincolo che lo blocca per i prossimi 9 anni e nessuna soluzione alternativa possibile che tenga conto delle sue volontà. Buon senso delle parti escluso, ma su questo ci si può contare davvero poco.

A dire il vero una scappatoia gli viene proposta, è una diretta conseguenza di questa strana norma che prevede di vincolare un giovane per così tanto tempo e si traduce in moneta. Tanta moneta.


Ti vuoi accasare da un’altra parte?

Non c’è problema. Paghi e il cartellino è tuo.

In contanti eh!

Sono tremila gli euro infatti che vengono chiesti alla famiglia del ragazzo. Tremila per essere libero, altrimenti nessun problema perché può restare a fare numero.

Cifra che questa famiglia non può permettersi in alcun modo (per fortuna aggiungo io) ma che in altri casi, e con importi anche più alti, viene tranquillamente digerita in nome della libertà di giocare o – peggio – della proprietà di un cartellino che viene spacciata come una garanzia di ritorno economico in futuro.

Conseguenze del vincolo. Negarlo è un’offesa a chi vuole bene a questo sport.


Di storie come questa ce ne sono a centinaia ma no, per chi sta dietro le scrivanie il problema del vincolo non esiste, non ha priorità e quindi cambia nulla.


Schierarsi contro il vincolo sembra scomodo, me ne accorgo quando cerco consensi da personaggi importanti che potrebbero amplificare la voce di protesta, spingere quantomeno a un confronto le parti, invece solo supporto timido e non in pubblico. Capita spesso con certi argomenti pallonari.

Oltre la linea c’è una norma da cambiare. 



Fonte : Luca Vargiu per Sportellate.it



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