Senza tifo

Senza tifo

Ci sono date che passano alla storia. 

(CONTINUA)

Come quel 15 gennaio 1989, quando un giovane Paolo Di Canio segnò la rete decisiva nel derby, contro la Roma. E poi, via, di corsa, sotto la Sud, il cuore pulsante del tifo giallorosso. Sotto la Sud col dito medio alzato.

 

La storia che si ripete, Di Canio che si ripete, sedici anni dopo, in quel giorno della befana: 6 gennaio 2005. E sul lancio millimetrico di Liverani, un destro al volo, di rara bellezza: nuovamente sotto la Sud. Stavolta niente dito medio, soltanto uno sguardo carico di odio calcistico e di adrenalina.

 

Stessa curva, colori invertiti. Il 17 giugno 2001 la Roma si gioca il terzo scudetto davanti al proprio pubblico. Quando, dopo 18 minuti, Totti sblocca il risultato, è un’apoteosi, una bolgia. Il numero dieci è attirato sotto quella curva come una calamita, fagocitato da un abbraccio ideale dello stadio.

 

Qualche anno prima, nell’autunno del ’98, l’8 novembre del 1998, era nata, invece, la leggenda del Pampa Sosa: in pieno recupero, l’argentino completò la rimonta friulana dallo 0-2. Guidolin esterrefatto, incredulo, il Pampa che fredda Peruzzi e corre sotto la propria curva: una strenua arrampicata sulla rete di protezione, quasi a voler entrare in quel settore dedicato ai tifosi.

 

Adesso provate a rivivere tutte queste emozioni, ricordando quei colori e quelle facce, ma immaginando curve deserte, senza tifosi e senza tifo. Con colori sbiaditi e volti un po’ più tristi. Provate a guardarvi le braccia, se trovate la stessa pelle d’oca avuta inizialmente.

 

Ecco: questa è la sensazione del calcio, senza curve e senza tifo.

 

 

 

Fonte : Paolo Serena

 

 

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