Lebowski, il calcio come una volta senza moviola e senza tv

C.S.Lebowski

Grazie a Benedetto Ferrara                                                           (CONTINUA)

Ragazzi sulle panchine di piazza D’Azeglio. «Oh, ma icché si fa?». Silenzio. Risposte nada de nada. Finché non spunta una copia di “Calciopiù”, rivista che racconta tutto il calcio dilettantistico possibile e immaginabile, compreso quello più polveroso e periferico. «Oh, guarda questi. Punti in classifica zero. Gol subiti 99. Altra roba. Oh, ma questi sono nostri, via ragazzi: si va?». Sì, più o meno andò così. Era il 2004. L’anno del Cervia formula reality show. Tristezza.

 

Tutto nel grande brodo universale della tv padrona. Soldi, tanti soldi, frasi fatte e ancora soldi. Il calcio del duemila. Un format, appunto. Per questo quel gruppo di adolescenti sale sui motorini e vola fino a Porta Romana, dove quel giorno scendono in campo le maglie nere e grigie dell’AC Lebowski, fusione di due squadre di calcio a sette, ventenni innamorati del cinema che decidono di avventurarsi in terza categoria col nome del Drugo dei fratelli Cohen e con la consapevolezza dei propri limiti tecnicotattici.  

 

Curva Moana Pozzi

Ma niente può fermarti quando hai voglia di stare insieme e sporcarti la vita e le ginocchia di terra nel nome del pallone. «Quando ci hanno visto arrivare sulle gradinate a fare il tifo hanno pensato che li stessimo prendendo per il culo», racconta Francesco (oggi studente in sociologia), uno degli storici ultrà della Curva Moana Pozzi, luogo immaginifico di aggregazione di gente che ha voglia di correre controvento per uscire dal “gruppo”. «Quasi tutti noi siamo tifosi della Fiorentina. Stanchi però di dover sottostare a certe restrizioni imposte dall’alto che alla fine hanno trasformato quel mondo in un recinto dove divertirsi è sempre più difficile. Noi ci siamo inventati un mondo a parte. E così per anni ci siamo divertiti per davvero». 

 

Gli URL (Ultimi Rimasti Lebowski), sono i tifosi della Curva Moana, quelli (più o meno 180 ragazzi nei giorni migliori) che per sei anni hanno seguito l’ avventura di una squadra sistemata sul confine di tutto, una storia incredibile che non poteva non finire in un video intitolato “We love Lebowski”, creato da Ciboideale (progetto artistico firmato da Gianluca Rossetti e Andrea D’Amore).  

 

 

«Il video racconta una storia davvero singolare. E la cosa ancora più singolare è che per tutta la durata del filmato (40 minuti) non c’è una sola inquadratura del campo di gioco» spiega Andrea D’Amore. Ma in effetti il campo in questo caso conta il giusto. E forse anche meno.

 

Gli ultrà della curva Moana Pozzi sono una specie di micromondo.  

Avanguardia tra genio e goliardia, voglia di ridere e inventare. «Come quando andammo in trasferta a Grignano, vicino a Prato. Era novembre e noi ci siamo presentati vestiti da mare, in costume da bagno e con le pinne e le maschere.  Abbiamo invaso così il paese e il circolino e poi abbiamo srotolato uno striscione con scritto “Benvenuti a Grignano Sabbiadoro”. Ci guardavano come fossimo matti. Ma eravamo troppo felici».  

 

Tifo e pallone senza ansie e rancori.  A parte lo striscione “Odio il Cervia” dedicato alla grande fiction della tv al potere. Poi però c’erano anche le partite sul campo del Paganelli a Novoli. E cori casual. Con quello che urla “Kebab” e gli altri che rispondono “non sappiamo cosa diciamo”.

 

Surrealismo fatto di sabati presi a calci, di bevute in compagnia, di trasferte in motorino neanche fossero finali Champions. Che poi nella vita le tue finali te le puoi pure inventare. Perché ci sono giorni incancellabili anche nel week end del seguace degli URL. «Come quella volta sul campo della Sancat a Coverciano, quando l’Ac Lebowski si prese la prima vittoria

 

Ultimi Rimasti Lebowski

Un momento epico.

La nostra finale vinta.

Non capivamo più niente.

Altro che Champions».

Pazzesco.

Un’esperienza diversa.

Contro.

Contro le imposizioni mediatiche.

Contro l’overdose di banalità.

Contro la strategia della paura.

Divertirsi.

Punto.

E così è andata.

 

Fino a che l’estate scorsa (nel 2010, ndr), dopo quasi sette anni di convivenza, i tifosi e la AC Lebowski non si sono lasciati. E i primi hanno fondato la CS (Centro storico) Lebowski. Spiega Francesco: «Niente di terribile. Il fatto è che loro ormai hanno tutti una trentina d’anni. Noi poco più di venti e volevamo mantenere lo spirito giusto, così abbiamo messo su una squadra tutta nostra». Sempre in nome del bel faccione di Jeff Bridges. Volete sapere perché? Ecco la risposta: «Perché uno di loro viveva proprio come il Drugo del film dei fratelli Cohen».  Non c’è male per un atleta. Che bella storia, no?

 

 

(vi consiglio anche questo link, ndr)

 

 

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