Quartograd : la fiaba di un popolo sognatore

"In questo mondo corrotto e marcio Noi giochiamo il Vero Calcio"    (continua)

 

Grazie a Gianmarco Pacione di Parterrenotedicalcio

 

La mia infanzia ha avuto sempre una simpatica caratteristica: in qualunque posto andassi in vacanza con i miei genitori, dai Caraibi (magari) alla periferia biellese, riuscivo ad imbattermi in qualche personaggio legato al mondo del calcio. Ancora oggi dubito di certe mistiche visioni. Carobbio in un bar sulla spiaggia (probabilmente nei pressi di qualche centro scommesse), Delio Rossi intento a prendere il sole crivellando senza sosta l’immancabile gomma da masticare, il biondo Laursen, concentrato sulla tonno e cipolla appena ricevuta, che immortala il suo autografo con residui di pomodoro.

 

Vita d’incroci straordinari. Incroci che mi portano a parlare di un giovane ragazzo di Napoli. No, non ho incontrato Lorenzo Insigne in qualche night club, tranquilli.

 

Dario Paone non è un fuoriclasse, non è nemmeno un giocatore a dirla tutta. È uno di noi, è un tifoso, è un sognatore, è, a modo suo, il calcio.

 

Conoscenza casuale la nostra, coltivata quasi in vista di questo momento, segnata a fuoco da una smodata passione per la pelota ed il mondo delle gradinate.

 

Oggi Dario è il vicepresidente di uno dei club più affascinanti di tutta Italia. Potete calmarvi anche qui: Inter, Milan, il suo amato Napoli e compagnia bella li lasciamo un attimo da parte. Il campanello di casa Paone recita infatti una scritta che di tutto sa meno che del grande calcio: “sede ufficiale dell’ASD Quartograd”.

 

Romanticherie moderne. Proprio Quarto, uno dei tanti tasselli abitativi flegrei, da un anno a questa parte ribolle di passione per questa squadra di terza categoria. Mi scuso, definirla solamente squadra è molto limitativo. Nei pressi dello stadio Comunale di via Dante Alighieri si assiste difatti, settimana dopo settimana, ad un inesorabile movimento sociale. Manifesti, canti, dibattiti e torce. Operai e calciatori, figli e tifosi. Uomini.

L’ASD Quartograd è una delle poche, pochissime società (basta una mano per contarle), fondate e coltivate secondo i principi dell’azionariato popolare.

 

Ora, sgranate bene gli occhi e uscite dagli schemi del calcio moderno.

Autofinanziamento. Giocatori che pagano per calcare prati (nel migliore dei casi), terriccio, fango. Dinamiche d’aggregazione che trovano precedenti solo in altre epoche, vero e proprio sfregio alla viscida e grigia società attuale.

Volontari, tifosi che non si risparmiano in donazioni e cori. Tornei organizzati contro qualsiasi forma di fascismo e razzismo, lo spassionato e bisognoso abbraccio di un calcio incontaminato alla vita.

 

È così facile meravigliarsi di fronte a ciò che è più semplice. Entusiasmo chiama entusiasmo, calcio vero chiama tifo vero. Ed ecco assistere, domenica dopo domenica, nelle immediate vicinanze della pezza “Nostalgia canaglia”, ad un’irradiante esplosione di colori, sorrisi, genuinità.

 

“In questo mondo corrotto e marcio Noi giochiamo il Vero Calcio”. Così gli eroi di Quarto dichiarano il loro amore, così accrescono una piccolissima crepa nell’enorme muro del pianto e della banalità creato dai vari Maroni, diritti tv e Abete di sorta.

Cercano di riesumare quel calcio perso nel tempo, ci stanno riuscendo nel migliore dei modi. Un popolo in marcia, capace d’agguantare una promozione storica nel primo anno d’attività. Imbattuti, in campo e nelle proprie case, portatori sani di fratellanze saldate tra loro dagli anticipi di De Vivo, dalle disposizioni di mister Amazzini, dalle giocate di Di Digennaro e dai boati del popolo azzurro granata.

 

Nell’ultima partita, fondamentale, contro la Fulgor Marano, erano in mille a gremire la tribuna. Si, mille persone festanti per una gara di terza categoria. Episodio inimmaginabile, difficilmente riscontrabile in quasi tutte le serie superiori (i nobili baroni dell’elite calcistica farebbero carte false per avere tanti fedelissimi).

 

Il resto è un copione già scritto dalla solita, inarrivabile penna creativa del destino: il gol decisivo del pareggio all’ultimo secondo, l’impresa che diventa realtà dopo la più classica e profonda delle sofferenze per quasi un tempo intero.

 

 

In tutto questo lo sguardo di Dario sarà sicuramente stato sempre lo stesso, quello visionario che lo accompagna dal principio di questa scalata, dalla prima muta di completini d’allenamento ordinata, dalla prima storica esultanza a Montemare, dal primo coro lanciato. Dice che il suo può sembrare un progetto utopico, quasi timoroso di risultare compiaciuto. Certo, utopico per chi non ha l’innata capacità di sognare. Ma a quanto pare i ragazzi di Quarto sono proprio come Dario e, come loro siamo noi: ultimi baluardi di valori insabbiati, restauratori di polverosi codici d’onore, eterni passionali ed innamorati di quella palla che schizza tra mille corpi per poi insaccarsi in rete, meglio se a recupero scaduto.

 

E allora avanti Dario, avanti Quartograd, avanti Quarto. Continuate a lottare, continuate ad ispirare, continuate a marciare nei desolati campi del calcio moderno. Chi ha cuore si unirà a voi, chi è uomo giocherà e canterà al vostro fianco.

 

 

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