Tifosi e ribelli

Da leggere tutto d'un fiato....

 

Grazie ai ragazzi di Sogno Cavese.

non è che mi piace il calcio. io lo amo. ne ho bisogno. no, non appartengo a gruppi ultras. non sono nemmeno un teppista. però non sono neanche un coglione vittima dei media. non guardo processi, non guardo trasmissioni con stronzi e mignotte dell’ultima ora rendere banale e scontato lo sport più bello del mondo, la passione della mia vita. non è un gioco, nessuna cosa che condiziona, più o meno intensamente, la vita di miliardi di persone può essere catalogata come un gioco. perché tutti ne parlano? perché tutti vogliono fare parte di questo mondo, mangiare in questo piatto? ha fatto sempre gola ai politici e ai potenti e non solo nelle dittature dell’est, del sudamerica o dell’africa centrale. no, anche nella civilissima europa viene usato come strumento di controllo delle masse.come tutte le passioni è vissuto intensamente, come tutte le religioni viene praticato regolarmente, come tutti i fenomeni sociali viene studiato e manipolato più o meno segretamente. federcalcio, uefa, fifa. ogni stronzo in cerca di gloria viene fuori con una nuova proposta. ognuno di questi cravattoni, che magari non è mai stato in una curva a vedere una partita nel corso della propria vita, spera di inventarsi qualcosa che magari gli valga la possibilità di imitare Jules Rimet, con il proprio nome ad identificare un trofeo.porte più larghe, moviola a bordo campo, tre arbitri sul terreno di gioco, niente fuorigioco, tutte idiozie, tutti tentativi di far passare le proprie manie di protagonismo per innovazioni volte a rendere più spettacolare il calcio. puttanate. già lo hanno ferito gravemente ma non si fermeranno finché non lo avranno ammazzato, finito del tutto.sponsor, diritti televisivi, premi, corruzione, accordi, bustarelle, scommesse, borsa, azioni, plusvalenze,fidejussioni, ammortamenti. il dio denaro ha deciso di entrare in maniera prepotente nel mio mondo, nel mondo di centinaia di milioni di persone. e ha deciso anche di volerlo cambiare. in peggio…non solo lo gioco ma lo vado a vedere. tutte le domeniche, in casa e, quando soldi e famiglia lo permettono, anche in trasferta. se vado allo stadio mi basta quello. non ho bisogno di rivedere niente alla televisione. non ho bisogno di commenti di panzoni e pinguini, non ho neanche bisogno di sentire cosa dice il capitano o l’allenatore della mia squadra. la partita è finita, aspettiamo la prossima. fanculo il resto. il calcio parlato, le polemiche, le illazioni, gli urli, le accuse e le moviole. soprattutto le moviole. fanno avvelenare il sangue agli stronzi. mi piace andare allo stadio con gli amici, mi piace la birra prima, l’odore dei fumogeni dentro, il freddo e il vento durante l’inverno. mi piace il verde del campo che splende sotto il sole, mi piace rimanere a sedere negli stadi quando intorno non c’è più nessuno. il calcio. chi lo segue, chi lo ama, è quasi visto con sospetto, di sicuro dall’alto in basso…incontrare migliaia di persone provenienti da città, regioni, nazioni diverse dalla tua, tutti accomunati dalla stessa passione, pronti a conoscersi, a fare amicizia, a scambiarsi esperienze e racconti, no, tutto questo non conta. siamo solo teppisti già esplosi o pronti ad esplodere. chiudersi tra quattro mura più volte a settimana illudendosi che quello che guardiamo su uno schermo, grande o piccolo che sia, possa essere la realtà, questo invece è molto meglio. sicuramente è più comodo per chi ci deve controllare. e per lo stesso motivo il calcio di oggi lo vogliono giocato sul divano di casa, tra le stesse quattro mura. non si vogliono i tifosi in trasferta. non si vogliono tifosi violenti, a volte ma non sempre, e soprattutto non si vogliono tifosi poveri e curiosi che si chiedono troppi perché…

 

Tifosi&Ribelli - Stefano Faccendini - Edizioni Clandestine (2005)

 

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