Il lato oscuro del calcio globale #5 : Jean-Marc Guillou e la sua Africa

Nomi che al lettore italiano dicono poco o nulla. Quello di Christian du Four. O quello di Jean-Marc Guillou. Per non dire dell’ASEC Mimosa Abidjan. Un po’ meno ignoto è quello del KSK Beveren, il club belga vincitore di due campionati nazionali nel quale giocò il mitico portiere Jean-Marie Pfaff. E certamente più noti sono quelli di Arsene Wenger e della squadra da lui allenata in Premier League dal 1996, l’Arsenal.

Sta in un complicato intreccio fra nomi famosi e meno famosi il senso di questa storia di calcio globale. E dunque partiamo dal meno conosciuto: quello di Christian du Four, magistrato belga presso la cittadina fiamminga di Dendermonde. Costui nel 2001 s’imbatte in un’operazione finanziaria sospetta. Un fondo di oscura composizione e dal nome per niente originale (“Goal”) decide d’investire un milione di sterline nel Beveren. Al cambio di allora fanno un milione e 570 mila euro, e il magistrato si chiede come mai Goal decida di fare quell’investimento. Il sospetto immediato è che vi sia alle spalle un’operazione di riciclaggio, ma poi indagando emerge una realtà diversa. Intanto dopo quell’investimento il Beveren intraprende una politica di reclutamento quantomeno bizzarra. Comincia a liberarsi dei calciatori belgi e di ogni altra nazionalità per importarne in massa dalla Costa d’Avorio. A orchestrare questa svolta in sede di calciomercato è Jean-Marc Guillou, il personaggio-chiave dell’intera storia, nominato allenatore dal club belga giusto in quelle settimane.

 

Allora 56enne, Guillou appartiene alla schiera di allenatori francesi giramondo che popolano il calcio africano. Da calciatore è stato nazionale, disputando l’ultima partita con la maglia dei Bleus il 2 giugno 1978 a Mar del Plata contro l’Italia ai mondiali d’Argentina. Lì inizia il mito dell’Italia di Bearzot e Paolo Rossi, lì finisce la sua carriera internazionale da calciatore. Guillou smette di giocare cinque anni dopo e immediatamente intraprende la carriera d’allenatore che nel giro di pochi anni lo porta in Africa. Nel 1993 arriva in Costa d’Avorio, dove prende a lavorare per uno dei due club più gloriosi del paese: l’ASEC Mimosas, che contende alla concittadina Africa Sport la supremazia del calcio nazionale. Guillou approda all’ASEC non per fare l’allenatore; ha altro per la testa. Entra nel club come finanziatore, assume (compra?) il ruolo di direttore e soprattutto apre la prima accademia attraverso la quale avvia un massiccio reclutamento di giovani calciatori. Negli anni successivi Guillou aprirà altre accademie in paesi nei quali la struttura dei club calcistici è embrionale con nessuno spazio per i settori giovanili: Algeria, Madagascar, Vietnam. Ma quella dell’ASEC rimane il riferimento principale, e proprio da lì giunge il flusso di calciatori ivoriani che dal 2001 riempiono i ranghi del Beveren. Arrivano a essere 14 in rosa, e quando nel 2004 la squadra gialloblù giunge a giocarsi la finale di Coppa del Belgio contro il Club Bruges (sconfitta 4-2) l’unico non ivoriano a scendere in campo nella formazione iniziale è il lettone Igor Stepanovs.


Intanto il magistrato Christian du Four continua a indagare, e non gli sfugge una coincidenza sospetta: subito dopo che la Goal investe nel KSK Beveren il club belga stringe un’alleanza con l’Arsenal. Anello di congiunzione, manco a dirlo, la French Connection tra Guillou e Arsene Wenger; i due sono sodali dai tempi in cui, a metà anni Ottanta, il primo allenava il Cannes e il secondo gli faceva da vice. Fra i due club s’intavola uno scambio di giocatori. I giovani arsenalisti Steve Sedwell e Graham Stack vengono mandati in Belgio a fare esperienza, mentre nella direzione opposta viaggia Emanuel Eboue. L’Arsenal si lascia pure sfuggire Yaya Touré (che assieme al fratello Kolo e a Emmanuel Kalou è cresciuto nell’accademia di Guillou) dopo averlo avuto in prova, e acquista Gervinho soltanto dopo averlo visto transitare quattro anni in Francia.

 

Questa girandola di calciatori di buona o ottima quotazione internazionale significa due cose: che quantomeno come scout e formatore di talenti Guillou ci sa fare; e che fra Arsenal e Beveren c’è qualcosa di più che un mero rapporto di scambi sul mercato. Quel milione di sterline investito dalla Goal nel Beveren proveniva dalle casse dei Gunners. Il che è fuori dalle regole di Uefa e Fifa. E poi c’è il mega-conflitto d’interessi di Guillou: che forma giocatori in Africa, li porta in Europa facendoli giocare nel club da lui allenato e poi li spedisce presso altri club europei. Quanto per il disturbo? Di questo si convince infine il magistrato Christian du Four, e ai primi di giugno 2006 racconta la vicenda ai giornalisti della BBC. I quali denunciano il fatto, spingendo la Fifa e la Football Association inglese a aprire un’inchiesta e l’Arsenal a dare spiegazioni. Il club londinese rischia l’esclusione dalle coppe europee, anche perché salta fuori un documento imbarazzante firmato dall’amministratore delegato David Dean, vicepresidente del club nonché presidente della potente lobby del G-14 composta dai più ricchi club europei. I Gunners sono costretti a ammettere di avere concesso il prestito ma precisano di non aver mai controllato il club belga.


La FA accetta questa penosa versione, fra le proteste della redazione BBC. E tutto si risolve lì, ma non senza conseguenze. Guillou lascia frettolosamente il Beveren, che poi nel 2010 rinuncerà alla serie A per sopraggiunti problemi finanziari. L’esatto contrario della JMG (Jean-Marc Guillou) Academy, alla quale nello scorso agosto il Financial Times ha dedicato un articolo magnificandone la capacità di macinare profitti a beneficio degli investitori. Chi sono costoro? La scorsa estate Guillou ha acquistato una quota (15%) del Paris FC, club che milita nella terza divisione francese. Naturalmente ha portato con sé il solito stuolo di calciatori africani, e persino il nipote Olivier piazzandolo in panchina. Ma almeno riguardo a questa mossa gli dice male, perché a ottobre Olivier viene esonerato a causa dei pessimi risultati. Poco male. Allo zio interessano risultati d’altro tipo, e quelli sono garantiti.

 

(5.  Continua)

 
Jean-Marc Guillou (a sinistra) e Arsene Wenger ai tempi in cui lavoravano insieme nel Cannes
Jean-Marc Guillou (a sinistra) e Arsene Wenger ai tempi in cui lavoravano insieme nel Cannes

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