Il lato oscuro del calcio globale #4 : Walter e gli gnomi del pallone

Un club portoghese che ricorre alla finanza creativa per acquistare un calciatore brasiliano del quale non ha bisogno. La confederazione europea che dalla Svizzera apre un’inchiesta sul caso e si appella alle autorità politiche nazionali affinché le diano una mano a colpire le zone grigie tra calcio e finanza. Un parlamentare inglese che a quasi due anni di distanza lancia l’allarme e sollecita attenzione politica e investigativa. E dietro le quinte personaggi senza volto che comprano e vendono di tutto, facendo lievitare i costi di transazione e lucrando ampiamente per il disturbo.

Sono tortuose le vie del calciomercato globale, specie se si tratta di monitorare le circostanze sospette. E ancor più difficoltoso è tracciarle e organizzare la risposta, perché quelle sono almeno dieci passi avanti. Esattamente come succede nel rapporto fra doping e antidoping, dove le sostanze scoperte sono quelle di terzultima o penultima generazione se va bene. Con in più – e in peggio – il fatto che il sottobosco della finanza calcistica globale è un universo impossibile da cartografare, popolato com’è da una miriade di persone giuridiche e dalla schiera di gnomi che le manovrano.

 

La storia inizia nell’estate 2010 quando il Porto acquista dall’Internacional Porto Alegre l’attaccante Walter Henrique Da Silva, calcisticamente noto come Walter. Un promettente calciatore classe 1989 per il quale lo Shakhtar Donetsk presenta un’offerta da 6,5 milioni di euro, ma che per volere dei suoi “investitori” finisce in Portogallo. E qui c’è la prima anomalia. Il cartellino di Walter appartiene per metà all’Internacional e per metà a fondi d’investimento. Questi ultimi preferiscono che il calciatore finisca ai “Dragoes”. Per consentirgli un più agevole inserimento nel calcio europeo, è la motivazione. Che non convince nessuno. Fatto sta che al Porto basta quasi pareggiare l’offerta del club ucraino per assicurarsi il giocatore facendogli firmare un contratto quinquennale. E poco importa che fino a un paio di settimane prima il club lusitano paresse sul punto d’assicurarsi Walter per metà di quella cifra. Così va da sempre il calciomercato, e fin qui nulla di rilevante.

 

Piuttosto, a richiamare l’attenzione è il modo in cui il club portoghese raccoglie le risorse per finanziare l’acquisto. I 6,2 milioni di euro necessari (cifra inferiore a quella offerta dallo Shakhtar) arrivano in parte da due fondi d’investimento, il Pearl Design Holding Ltd e la For Gool Co. Per di più il giocatore non si trasferisce direttamente dall’Internacional Porto Alegre al Porto, ma transita in Uruguay dal Club Atlético Rentistas: l’ennesima triangolazione da calciomercato sudamericano, meccanismo finanziario di dubbia legalità che abbiamo descritto in una puntata precedente. Per la cronaca, il Porto compie un investimento ingente per la dimensione finanziaria del campionato portoghese, acquistando un giocatore per un ruolo copertissimo: Walter disputa soltanto 18 partite di campionato in due stagioni e nell’estate del 2012 viene rispedito in Brasile. Anche perché nel frattempo attorno al suo trasferimento si è scatenata troppa curiosità.

 

Il primo a denunciare i lati oscuri dell’affare è Gianni Infantino, segretario generale dell’UEFA, secondo il quale casi del genere sono fortemente a rischio di coprire operazioni di riciclaggio. Del resto, i dettagli finanziari dell’operazione sono come minimo sospetti. Il Porto paga al CA Rentistas 6,2 milioni per il 75% del cartellino, cedendo poi il 25% della sua quota per 2, 125 milioni alla Pearl Design Ltd; dal canto suo, l’Internacional Porto Alegre incassa soltanto 4 milioni di dollari e deve pure distribuirne circa il 15% a imprecisate “terze parti”. Dopo Infantino, a chiedere chiarimenti sul trasferimento di Walter al Porto è Damian Collins, deputato conservatore presso la Camera dei Pari inglese nonché battagliero componente della Commissione Media, Cultura e Sport. A fine gennaio 2012 Collins denuncia quello strano affare e annuncia che lo sottoporrà all’attenzione della successiva seduta della Commissione, dedicata all’Indagine Conoscitiva sulla Governance nel Calcio avviata nel dicembre 2010.

 

A motivare l’interesse di Collins per il trasferimento di Walter è il fatto che i due fondi d’investimento da cui giungono i finanziamenti per l’acquisto del giocatore abbiano sede in Inghilterra. Paese dalla disciplina parecchio permissiva in materia di diritto societario, la terra promessa per i Davide Serra provenienti da ogni dove. “Le autorità calcistiche dovrebbero avere la possibilità di richiedere alle banche notizie sui finanziatori dei club” afferma il deputato. L’intervento di Collins sollecita l’interesse della stampa economico-finanziaria, e ciò rende ingombrante in modo definitivo la vicenda. Due giornalisti di Bloomberg, Alex Duff e Tariq Panja, scoprono dettagli molto interessanti. La For Gool Co. è una società collegata alla Kirkdelta, basata a Rochdale. A controllare il tutto è Mark Quirk, che al tempo in cui i due giornalisti di Bloomberg conducono l’inchiesta risulta essere alla guida di 21 società con sede legale nel Regno Unito, e di essersi dimesso da altre 74 società a partire dal 2005. Quanto alla Pearl Design Holding Ltd., essa è retta dal portoghese Mario Jorge Queiroz e Castro, che risulta a capo di 35 società nel Regno Unito e 45 in Spagna.

 

Scatole cinesi dai nomi più disparati e dai board invariabilmente monocratici, guidati da due gnomi come migliaia d’altri che popolano il sottobosco finanziario e adesso si muovono indisturbati nel mondo del calcio globale. Richiesti di entrare in contatto coi giornalisti di Bloomberg, sia Quirk che Queiroz non rispondono. L’anonimato è la loro garanzia più salda. Ma la stessa chiusura è stata mostrata dal portavoce del Porto, Rui Cerquiera, che interpellato telefonicamente e via mail ha rifiutato di rispondere alle domande dei due giornalisti. Meglio tacere, ma intanto Walter è diventato un giocatore troppo ingombrante. Nell’estate 2012 viene ceduto in prestito al Cruzeiro, per poi essere girato al Goias. Chissà se tornerà mai in Europa. Di sicuro c’è che lunedì scorso il sito ufficiale del Porto ha reso noto il lancio di un prestito obbligazionario al tasso di 8,25% annuo. Obiettivo: raccogliere 25 milioni di euro. Avanti così, debito su debito.

 

(4.  Continua)

 

 

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