Il lato oscuro del calcio globale #2 : Politica, tv, pallone: i misteriosi intrecci di Rui Pedro Soares

La seconda delle le otto puntate dell’inchiesta di Pippo Russo “Il lato oscuro del calcio globale”, uscita su Pubblico fra ottobre e dicembre 2012. In questa seconda puntata sono descritti gli intrecci misteriosi realizzati da Rui Pedro Soares, ex Amministratore delegato di Portugal Telecom e nuovo proprietario del Belenenses.

Bisogna essere dei veri appassionati di calcio internazionale per conoscere il Belenenses. E ciò a dispetto del fatto che il terzo club di Lisbona, espressione del quartiere storico di Belem, sia fra i più nobili del calcio lusitano nonché uno dei soli due capaci di interrompere nei campionati a girone unico la dittatura delle tre grandi: Benfica, Porto e Sporting Lisbona. Il Belenenses vinse il suo campionato nel lontano 1946. L’altro club capace di spezzare il dominio della triade è stato il Boavista Porto, vincitore del torneo 2000-01. Adesso entrambi i club sono sprofondati nelle categorie inferiori e affrontano pesanti problemi finanziari. A dire il vero, giusto domenica scorsa il Belenenses (in B dal 2010) ha trovato il modo di risolvere i suoi. Ma c’è da dubitare che la soluzione trovata sia quella più felice. Perché dalle otto di sera del 4 novembre 2012 il glorioso club lisboeta è passato sotto il controllo di un fondo d’investimento specializzato nell’acquisizione di diritti sui calciatori, il Codecity Players Investment.

 

Al termine di un’assemblea rassegnata a subire la mutazione genetica, il voto ha sancito in modo schiacciante la fine della proprietà diffusa come modello di governance: 197 sì, 20 no, 27 astenuti. Passa la proposta di aprire le porte alla CPI, pronta a versare denari freschi e risollevare una situazione non più sostenibile attraverso i sacrifici individuali dei circa 15.000 soci. Nelle prossime settimane si procederà a un aumento di capitale del quale CPI sottoscriverà una quota fra 60 e 80%. L’oscillazione dipende da ciò che i soci riusciranno a sottoscrivere, ma tutto lascia presagire che il fondo metta le mani sui quattro quinti del pacchetto. E a quel punto diventerà ufficiale la presa di potere dell’uomo che assieme al fratello Carlos ha fondato CPI, e che domenica sera si è presentato ai soci come salvatore della patria: il quarantenne Rui Pedro Soares, che negli ultimi anni ha occupato rumorosamente la vita pubblica portoghese. Una specie di Valterino Lavitola locale.

 

Di Rui Pedro Soares stupisce la fulminea carriera. Diplomato presso l’Instituto Português de Administração de Marketing (IPAM), si lega presto al Partito Socialista e alla sua compagine più spregiudicata dacché il paese è tornato alla democrazia: quella guidata da José Sócrates, primo ministro per due legislature e fino a giugno 2011. Di Sócrates, Rui Pedro Soares è un fedelissimo; e grazie a questo infeudamento viene nominato amministratore delegato di Portugal Telecom (PT) alla verde età di 36 anni. La stampa portoghese fa appena in tempo a chiedersi come possa un manager così giovane vedersi affidare un incarico di tale responsabilità presso una delle principali aziende pubbliche del paese, e ecco che arrivano gli scandali. Prima l’indagine Face Oculta, avviata dalla polizia di Aveiro nel 2009 e riguardante l’acquisizione da parte di PT dell’emittente TVI, la seconda stazione privata del paese: una scalata orchestrata dai nomi più in vista della politica e della finanza vicini al PS allo scopo di arruolare una voce mediatica nella campagna per le elezioni politiche di quell’anno. Inoltre, dalle intercettazioni legate a Face Oculta emerge un altro affaire che per la prima volta mette in luce le relazioni pericolose fra Rui Pedro Soares e il mondo del calcio: il Caso Taguspark, nel quale viene coinvolto Luis Figo. Taguspark è una sorta di MIT portoghese finanziato con denari pubblici. Nel giugno 2009 Figo, appena ritiratosi dall’attività agonistica, presta la propria immagine per la promozione dell’ente in cambio di 750 mila euro. A settembre dello stesso anno, quando si è a ridosso delle elezioni politiche, l’attuale ambasciatore dell’Inter dichiara pubblicamente il proprio appoggio a Sócrates. Gli inquirenti vogliono capire se quel ricco contratto pubblicitario sia un finanziamento indiretto per ottenere l’endorsement. Di sicuro c’è che Rui Pedro Soares (il cui ruolo in entrambe le vicende è di primissimo piano, compresa la gestione dei contatti con l’ex calciatore) viene rinviato a giudizio. Quanto a Figo, per lui arriva il proscioglimento in fase istruttoria: formalmente il suo contratto è ineccepibile. E inoltre egli dichiara che, al momento di firmarlo, non sapeva che Taguspark è un’impresa a capitale pubblico. Vabbe’ dai.

Gli infortuni a ripetizione spingono Rui Pedro Soares a dimettersi da PT, e nel frattempo il sistema di potere di Sócrates crolla sotto il peso degli scandali. Al giovane manager tocca reinventarsi. Lo fa rafforzando la propria presenza nel mondo che più ama: quello del pallone. Socio sin da giovane del Porto, tenta il colpaccio come broker di diritti televisivi sul calcio. Si allea con un giornalista molto in vista e potente, Emídio Rangel, e i due costituiscono una società che nel gennaio 2011 strappa i diritti sulla Liga spagnola a Sport TV. Rimane l’interrogativo su chi finanzi l’operazione. Fra gli ambiziosi piani della coppia c’è quello di acquisire anche i diritti sulle partite del Benfica, ma l’alleanza dura poco. Difficile che due squali vadano d’accordo oltre il breve termine. Soares rivende quei diritti e a marzo 2012 si lancia nel nuovo business: acquisto e gestione di diritti sui calciatori. Una pratica che Fifa e Uefa stanno vanamente cercando di stroncare con le norme che mettono al bando le third parties, e che invece in Portogallo viene condotta alla luce del sole. Due settimane prima della scalata al Belenenses, Soares afferma che dismetterà quell’attività. Ma poi non fa più riferimento al tema. Sicché da domenica si è chiuso il cerchio: un fondo d’investimento controlla ufficialmente un gruppo di calciatori e un club in un campionato europeo. È legale? Giriamo l’interrogativo a Fifa e Uefa.

 

(2.  Continua)

 

 

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