Il lato oscuro del calcio globale #1 : Argentina, terra di calciatori e maneggioni

Iniziamo a pubblicare oggi le otto puntate dell’inchiesta di Pippo Russo “Il lato oscuro del calcio globale”, uscita su Pubblico fra ottobre e dicembre 2012. In questa prima puntata venivamo anticipati i possibili sviluppi dell’inchiesta della procura napoletana, otto mesi prima del blitz condotto dalla Guardia di Finanza presso la sede di 50 società di calcio italiane.

Tutto parte da Jonathan Bottinelli, difensore argentino classe 1984 protagonista d’un fugace passaggio alla Sampdoria nel 2008-09. Di quell’avventura genovese rimangono negli archivi soltanto il gol della vittoria contro il Siviglia che qualifica i blucerchiati ai sedicesimi di Coppa Uefa e il repentino ritorno in patria a gennaio 2009, motivato da nostalgia e ragioni familiari. Lo scorso agosto Bottinelli fa parlare di sé per il passaggio dal San Lorenzo de Almagro al River Plate. Ma il motivo di tanto interesse mediatico non riguarda l’aspetto calcistico dell’affare, quanto il fatto che esso richiami l’attenzione dell’Administracion Federal de Ingresos Publicos, l’agenzia argentina delle entrate. L’Afip vuol vederci chiaro su un dettaglio: perché mai il giocatore transita attraverso il club cileno dell’Unión San Felipe anziché passare direttamente dal San Lorenzo al River? Per la cronaca, Bottinelli in Cile non mette piede. Il suo passaggio dall’Unión San Felipe avviene soltanto sulla carta. E qualsiasi operatore del calciomercato globale risponderebbe al quesito dell’Afip con un’alzata di spalle, specificando che il meccanismo in questione si chiama “triangulacion” e in Argentina è la norma. Ma per l’agenzia una risposta così non è soddisfacente. Quella triangolazione significa ben altro. Certamente evasione fiscale, dato che la transazione via estero permettere d’alleggerire il pagamento di tasse; e probabilmente anche riciclaggio di denaro. Il trasferimento di Bottinelli viene bloccato in attesa di chiarimenti, e il giocatore riesce a tornare in campo soltanto a settembre dopo aver pagato all’Afip una multa da 2 milioni e 500 mila pesos (circa 15.500 euro). Ma a quel punto lo scandalo ha già preso delle dimensioni esorbitanti. I trasferimenti di calciatori messi sotto ispezione dal fisco sono 444, e assieme a essi vengono valutate le posizioni di 146 agenti di calciatori. La lista degli atleti coinvolti annovera sia nomi sconosciuti che illustri. Fra gli altri: Andrés D’Alessandro, Mariano Andujar, Ever Banega, Maxi Lopez, Facundo Roncaglia, Javier Pastore, Martin De Michelis, Sergio ‘El Kun’ Aguero, Javier Mascherano, Ezequiel Lavezzi, Fabricio Coloccini, Gabriel Heinze. Vi si trovano anche nomi di calciatori stranieri ma in passato impegnati nel campionato argentino come Diego Forlan, quello dell’ex azzurro Mauro German Camoranesi, e quelli di ex atleti come il portiere della nazionale Roberto Abbondanzieri, lo juventino Juan Pablo Sorin, il bomber “loco” Martin Palermo, Gabriel Milito (fratello dell’attaccante interista) e persino Gustavo Grondona; che non meriterebbe particolarmente la menzione se non fosse nipote di Julio Grondona, presidente-satrapo della federcalcio argentina dal 1979 nonché vicepresidente della Fifa.

 

La questione assume una dimensione gigantesca anche per impulso del giudice federale Norberto Oyarbide. Che in Argentina è personaggio quantomeno discusso, come racconta la biografia “Sr. Juez” scritta da Daniel Santoro, giornalista del quotidiano “Clarin”. Per dire, alla fine degli anni Novanta il giudice si trova a respingere l’accusa d’aver coperto il bordello gay “Spartacus”, del quale risulta essere un cliente vip. Si parla pure d’un video imbarazzante. Come uno Scajola ante litteram, Oyarbide si difese dicendo d’essersi trovato più volte in quel locale senza sapere che tipo d’attività vi si svolgesse. Di sicuro il giudice è molto vicino al regime della famiglia presidenziale (l’ex presidente Nestor Kirchner, deceduto nel 2010, e la moglie Cristina Fernández eletta capo di stato nel 2007), e trova sempre il modo di vedersi assegnare i dossier giudiziari più rumorosi in termini mediatici. All’affaire delle triangolazioni approda da un altro versante: quello che riguarda la falsificazione di passaporti fatta allo scopo di acquisire lo status di cittadino comunitario. Indagando sulle concessioni di cittadinanza comunitaria a Diego Placente dell’Argentinos Juniors, a Diego Forlìn (attualmente in forza all’Espanyol Barcellona), e al portiere Juan Pablo Carrizo (ex Lazio e Catania), Oyarbide s’imbatte in quegli oscuri meccanismi di mercato e li segnala all’Afip. Il cui presidente Ricardo Echegaray, anch’egli di stretta osservanza kirchneriana, sferra un attacco al calcio che fra agosto e settembre rischia di paralizzare il campionato. La quarta giornata del torneo, disputata nell’ultimo weekend di agosto, registra la defezione di una ventina di giocatori fermati dai loro club a scopo cautelativo su richiesta dell’Afip. In quei giorni quotidiano sportivo “Olé” si diverte a costruire un fotomontaggio allineando gli 11 più forti fra i ”congelati”, e chiedendo quale altra squadra del campionato sarebbe stata capace di battere una formazione così. Ma poi lo scandalo si allarga in dimensioni tali da rendere impossibile estendere questa misura a tutti i coinvolti in trasferimenti sospetti. Mentre il pallone riprende a rotolare dentro una finzione di normalità, l’inchiesta va avanti. E porta alla luce l’esistenza di una serie di club la cui funzione sul mercato è fare da sponda per le triangolazioni: uno in Svizzera (il Locarno), sette in Uruguay (Sud America, Fenix, Progreso, Bella Vista, Cerro, Rampla Juniors e Boston River) e due in Cile (Rangers e Unión San Felipe). Dal Fenix “transita” la scorsa estate Facundo Roncaglia prima di approdare alla Fiorentina. Per quanto riguarda invece il già citato Unión San Felipe, si segnala per una curiosità: il suo proprietario è Ramón Raúl Delgado, ex cronista del quotidiano conservatore “La Nacion” che rivestì il ruolo di portavoce dell’ex presidente della repubblica argentina Carlos Menem. Altro personaggio opaco del quale ci si occuperà.


Di questo gigantesco scandalo del calcio argentino in Italia si parla poco o nulla. Come fosse soltanto una remota vicenda di calcio estero. Ma quando lo scorso 3 ottobre i militari della Guardia di Finanza conducono una perquisizione nelle sedi del Napoli e della Figc, in cerca di contratti sospetti, il nesso emerge immediato. Forse l’ondata sta per arrivare anche qui.

(1.   Continua)


 

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