Il Cardiff ha perso l'anima. Colori e logo sacrificati sull'altare del 'mercato'

Cardiff

dal Fatto Quotidiano

 

Il Cardiff City non è stato promosso stanotte, il Cardiff City è morto l’anno scorso”. Questo l’epitaffio con cui Scott Thomas, mentre metà della città festeggiava in piazza, ha salutato la promozione in Premier League della squadra della capitale del Galles, dopo oltre mezzo secolo di assenza dalla massima serie.

E con Scott, che lo scorso anno ha disdetto l’abbonamento dopo essere stato fedele alla squadra per oltre trent’anni, si è schierata l’altra metà della città, quella che non ha voluto far festa. Il tutto per un cambio di colore della maglia, da blu a rosso, avvenuto lo scorso anno. Una questione cromatica, che però nel calcio non è un semplice formalismo. Provate a chiedere a un tifoso del Genoa se cambierebbe gli storici colori rossoblù con il biancoazzurro per ottenere una salvezza o una promozione. Sarebbero in molti, se non tutti, a rispondere di no. E così è successo al Cardiff City, che dopo 104 anni di onorata storia – tra cui una vittoria in FA Cup (unica squadra non inglese a esserci riuscita), una Charity Shield, (entrambe nell’anno di grazia 1927) e una semifinale di Coppa delle Coppe nel 1968 – con indosso sempre e solo la mitica casacca blu, si è ritrovato da quest’anno a giocare con la maglia rossa.


Il mutamento cromatico è stato imposto da Tan Sri Vincent Tan Chee Yioun, che dal 2010 è diventato proprietario della società. Facoltoso uomo d’affari malese, che secondo la rivista Forbes possiede un patrimonio stimabile in oltre 1,3 miliardi di dollari, Tan Vincent per il club ha fin da subito svelato piani ambiziosi. E ha deciso che per tentare l’assalto al cielo era necessario uscire dai confini cittadini: dalla Malesia ai mercati asiatici, fino al dominio globale. Il problema è che – a suo dire – il blu nel sud-est asiatico non tira, essendo il colore dei funerali e della morte. Molto meglio il rosso, che nella tradizione cinese, ancora molto forte in Malesia, significa fortuna e integrità.


Poi via anche lo storico simbolo, un uccello (blu ovviamente) da cui deriva il centenario soprannome del club Bluebirds , e dentro il drago, icona imperiale di forza e di potenza e, incidentalmente, anche simbolo del Galles. Un’operazione di sincretismo culturale che avrebbe dovuto cementificare una simbolica fusione tra la cultura gallese e quella asiatica, ed essere la prima pietra dello sviluppo economico del club in Asia, attraverso la commercializzazione del nuovo marchio. Un’operazione che è riuscita solo a metà. E così, quando dopo lo 0-0 interno con il Charlton, la squadra allenata da Malky Mackay ha ottenuto la meritata promozione nella massima serie, dopo 53 lunghissimi anni d’attesa, si è verificata una situazione surreale. Mentre metà della città festeggiava l’evento, l’altra metà si mostrava indifferente, se non indispettita. E se il gestore di un pub ha detto che “la Malesia ha una lunga tradizione calcistica, e i pochi tifosi che abbiamo perso in città li recupereremo nel resto del mondo”, uno di quei tifosi che ha stracciato l’abbonamento ha ribattuto che “quello che è successo stasera è stato come staccare la spina a qualcosa che già non esisteva più”.


La foto simbolo del capitano Craig Bellamy, figliol prodigo tornato a casa dopo aver girovagato per l’intera isola, che festeggia la promozione mostrando fiero una sciarpa rossa con l’icona del drago, mentre intorno a lui 25 mila tifosi sventolano bandiere blu con il simbolo dell’uccello, simboleggia il paradosso di Cardiff. Una città bipolare. Divisa tra chi sull’altare del calcio moderno, e di futuri immaginifici trionfi, è disposto a sacrificare colori e simboli, e chi invece ancora pensa che la funzione di una società di calcio dovrebbe essere quella di rappresentare una comunità, e per tanto non si riconosce in questo progetto commerciale che ha preso il posto di un mito fondativo.


In Inghilterra, patria del football e della tradizione, la nascita del calcio moderno ha prodotto scissioni per molto meno. E i colori hanno un ruolo importante. A Manchester per esempio, i tifosi dello United che si oppongono alla nuova società tingono un intero settore dello stadio di Old Trafford con sciarpe e bandiere gialloverdi. I colori del Newton Heat FC, squadra dei ferrovieri del Lancashire da cui nel 1902 nacque l’attuale club, diventano il simbolo dell’alternativa al rosso e al nero dello United. Per questo a Cardiff la confusione è grande, nonostante la storica promozione. Se, come diceva Kandinsky, “il colore è un mezzo per esercitare un’influenza sull’anima”, mai come oggi l’anima della città di Cardiff è divisa.

 

Fonte : Fondazione Taras   tramite : InfoAzionariaroPopolareCalcio